24 agosto 2012

I piccoli gesti quotidiani possono essere determinanti per il futuro.

 


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Consum-attori in cinque mosse
Ricetta Oxfam per salvare il pianeta
da Repubblica
ROMA - Possono 5,3 miliardi di mele inquinare quanto dieci milioni di barili di petrolio bruciati? La risposta e' si'. Perche' la quantita' di gas serra che si produce buttandole in discarica e' la stessa. Volenti o nolenti, il cibo che non consumiamo finisce da qualche parte, e nel corso di questo processo inquina. Ogni anno sei Paesi buttano via 5,3 miliardi di mele: messe in fila farebbero il giro della Terra nove volte.

Ridurre la quantita' di acqua nella pentola quando si fa la pasta, usare padelle sottili e abbassare la fiamma permetterebbe di risparmiare 30 milioni di megawattora l'anno. Un impatto che supererebbe quello che si otterrebbe se ogni famiglia dei Paesi "ricchi" piantasse un albero e lo lasciasse crescere per dieci anni.

Se queste informazioni vi meravigliano, siete i destinatari ideali della campagna "Coltiva - Il cibo. La vita. Il Pianeta" promossa da Oxfam, network internazionale di organizzazioni di Paesi diversi, impegnato nella lotta globale contro poverta' e ingiustizia sociale. La campagna, che mira a riformare un sistema alimentare al collasso, e' stata preparata studiando le abitudini alimentari e la consapevolezza nel consumo
in Brasile, India, Filippine, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, sei Paesi che non rappresentano il mondo ma rispecchiano economie e modi di consumare molto diversi.

Dall'indagine e' emerso che sono le famiglie piu' benestanti a incidere maggiormente, con il loro stile di vita, sulle sorti del pianeta, ma che tuttavia proprio queste sono le meno consapevoli del proprio ruolo all'interno del processo. A prendere la maggior parte delle decisioni su spesa e cucina sono le donne, che rappresentano anche il 43% della forza agricola mondiale, ma a livello di vertice contano poco o nulla e solo il 10-20% dei proprietari terrieri e' di sesso femminile.

Le decisioni che piu' condizionano vengono insomma prese da chi e' meno consapevole: famiglie benestanti con poco spirito critico e uomini che non hanno mai fatto la spesa in vita loro. La situazione, secondo Oxfam, e' allarmante. La buona notizia e' che fare qualcosa non solo e' possibile, ma anche semplice. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, diceva Bertolt Brecht. La nostra e' dunque fortunata. Perche' per migliorare le cose, spiega il network, e' sufficiente seguire cinque regole. Ridurre gli sprechi. Sostenere i piccoli produttori. Comprare cibo di stagione. Cucinare in modo intelligente. Mangiare meno carne.

Per capire l'importanza e l'efficacia di questi principi, occorre fare una premessa: lo stesso sistema alimentare che ogni giorno fa soffrire la fame a un miliardo di persone, provoca l'obesita' del 50% della popolazione nei Paesi industrializzati. E la quantita' di cibo che i Paesi ricchi buttano ogni anno e' pari a quella che viene prodotta ogni anno nell'Africa sub-sahariana. Nei Paesi del nord del mondo le persone assimilano in media 3.500 calorie al giorno, in quelli del sud 1.500. Per mantenersi in salute ne bastano 2.000. La nostra vita e' insomma scandita da sprechi evitabili. Anche se gettiamo le carte nel cestino, facciamo la raccolta differenziata e andiamo in bicicletta, contribuiamo ogni giorno ad allargare la forbice dell'ingiustizia, con comportamenti che si ripercuotono a catena sulle popolazioni piu' deboli e sulla salute del pianeta.

Secondo l'indagine di Oxfam, i Paesi piu' consapevoli dell'importanza delle proprie scelte alimentari sono India, Filippine e Brasile, nazioni che conoscono la poverta' e che hanno un rapporto con la natura piu' intimo e rispettoso del nostro. Le stesse tre nazioni sono le piu' sensibili al legame tra cibo e produttore (in coda Regno Unito e Usa, con percentuali bassissime) e questo perche' i Paesi con economie che a lungo sono state agricole sanno bene quanto e' importante garantire la sopravvivenza dei contadini, perche' solo cosi' si protegge la qualita' del prodotto. Spagna, Regno Unito e Stati Uniti sono i Paesi meno interessati al "come fare la differenza": problema che invece dovremmo porci, vista la progressiva mancanza di risorse cui le nazioni piu' industrializzate devoo far fronte.

Programmare cosa mangiare in anticipo e utilizzare gli avanzi e' un buon primo passo verso uno stile di vita meno dannoso. Sostenere i piccoli produttori (un miliardo e mezzo nel mondo) significa premiare pratiche agricole sostenibili e garantirsi cibo in futuro. Un esempio di spesa intelligente, in questo senso, e' l'acquisto di prodotti del commercio Equo e Solidale. Il prezzo pagato agli agricoltori e' infatti geralmente modesto rispetto a quello che paghiamo come ultimo anello della catena e quasi mai i rincari sul cibo venduto al supermercato si traducono in benefici per il contadino di turno. I redditi bassi impediscono agli agricoltori di investire nelle proprie fattorie e di pianificare la propria attivita' rispettando le coltivazioni stagionali e quindi il pianeta. Presi per il collo, gli agricoltori non faranno mai i nostri interessi o quelli dell'ambiente ma quelli propri e delle grandi aziende. Oxfam ha calcolato che se ogni famiglia dei sei Paesi oggetto dell'indagine comprasse almeno due barrette di cioccolato equo e solidale l'anno, ogni anno ne verrebbero vendute 12,5 miliardi, soldi che si tradurrebbero in un'opportunita' di reddito per piu' di 90mila coltivatori di cacao.

Va da se' che anche acquistare cibo di stagione e' fondamentale. Non solo perche' frutta e verdura "del momento" sono piu' buoni, ma perche' coltivare prodotti fuori stagione o trasportarli da un Paese all'altro costa enormemente di piu', sia al nostro portafogli che all'ambiente.

Cucinare in modo piu' intelligente e' semplice: basta non esagerare con l'acqua, spegnere la fiamma quando non serve. E magari non abusare degli elettrodomestici o non lasciarli accesi piu' del necessario.

Infine, la carne. C'e' chi dice che fa bene e chi afferma il contrario. Scuole di pensiero. Quel che e' certo e' che circa l'8% del consumo idrico globale serve per produrre cibo per il bestiame, che a sua volta e' responsabile del 18% delle emissioni di gas serra del pianeta. Nel mondo vengono prodotti ogni anno 42 kg di carne a persona e considerando che 500 gr (la quantita' necessaria per un ragu' per quattro persone) hanno bisogno di 6.810 litri d'acqua, il calcolo in termini di spreco e' presto fatto. La buona notizia e' che 500 grammi di fagioli (che a livello di apporto proteico possono sostituire la carne rossa) richiedono solo 818 litri d'acqua: quindi basta preferire una tantum al ragu' un piatto di fagioli per far risparmiare 6.000 litri d'acqua. Oxfam non chiede di diventare vegetariani: basterebbe consumare la carne con raziocinio.

I principi promossi dalla campagna Coltiva possono, secondo gli esperti, migliorare la situazione dell'ambiente, la qualita' del nostro cibo, e quindi anche la nostra salute. Per sentirsi piu' consum-attori e meno ingranaggi passivi, basta metterli in pratica.

(24 agosto 2012)

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